Laura Pausini il 10 ottobre in anteprima al Carisport

Partirà il 10 ottobre da Cesena il tour mondiale 2001-2002 di Laura Pausini. La conferma dell'accordo per fare al Carisport le prove e l'anteprima del tour è arrivata ieri sera, dopo alcuni giorni di riflessione legati all'attacco terroristico agli Stati Uniti: il primo concerto del tour, infatti, è in programma a Miami, in Florida. La parte più importante del tour si svolgerà nell'America latina, dove la cantante di Solarolo è ancora più popolare che in Italia, con concerti in Brasile, Argentina, Guatemala e Messico.

 

© Il resto del Carlino

 

"Per il prossimo disco la mia anima latina ha sposato l'inglese"

Los Angeles - E' una strana sensazione quella di non poter tornare a casa. Ancora più strana se ci si trova negli Stati Uniti, da dove ogni secondo partiva un aereo verso il mondo intero. Ieri, a due giorni dalla tragedia, il cielo di Los Angeles era ancora vuoto. Lungo le freeways lentamente ricominciava il traffico: ma in Italia non si può tornare in automobile. Per cui, con Laura Pausini, siamo bloccati in un albergo di Los Angeles aspettando, quasi sempre davanti alla televisione, che i voli riprendano normalmente. E così le nostre vite quotidiane. Laura Pausini era arrivata qui per la seconda edizione del Latin Grammy, il premio che l'industria americana dà alla musica latina. Tutto sembrava perfetto. Il 10 settembre, otto ore prima degli attentati, si era svolta una serata in onore di Julio Iglesias, premiato con il Latin Grammy alla carriera. La cantante era apparsa sul palco raggiante, dimagrita (ha perso 12 chili), elegantissima. La sua "Tra te e il mare" aveva avuto un'accoglienza straordinaria, l'abbraccio di Iglesias era stato il più lungo di tutti. Dopo poche ore il silenzio è caduto sugli Stati Uniti.

Laura Pausini è stata la prima cantante italiana a ricevere "nomination" per un premio prestigioso come i Latin Grammy. Ne ha avute ben quattro: per il miglior disco pop femminile ("Tra te e il mare"), per l'ingegnere del suono (Luca Bignardi e John Jacobs), per il produttore esecutivo (Laura Pausini e il suo fidanzato e manager Alfredo Cerruti jr.) e per il produttore artistico (K.C. Porter per "Il mio sbaglio più grande"). Senza contare che, assieme ad Antonio Banderas, avrebbe dovuto premiare uno dei vincitori.

Ma gli aerei sono caduti su Manhattan e sul Pentagono, i Latin Grammy sono stati rimandati a chissà quando e Laura Pausini si è chiusa in albergo aspettando momenti migliori. Ha annullato tutti gli impegni promozionali, ha anche rifiutato un invito della coppia BanderasMelanie Griffith che la sera stessa dell'attentato hanno deciso di fare un party. Non è proprio con entusiasmo che accetta di rispondere alle domande: «Mi pare così assurdo parlare di dischi, di video, di concerti, ora, davanti a immagini simili» dice mentre cambia i canali della televisione sui quali sfilano i parenti con le fotografie dei "desaparecidos" di New York. In questi giorni la tv americana trasmette la sua tragedia a reti unificate, a tutte le ore del giorno e della notte. Con molta fatica ci allontaniamo dal televisore e proviamo a concentrarci su qualcos'altro. Sul nuovo disco, per esempio. «E' una raccolta, la prima dopo otto anni» dice la Pausini. Uscirà il 12 ottobre in due versioni (italiana e spagnola per il mercato latino) con il titolo "The best of – E ritorno da te", conterrà sedici canzoni, due delle quali inedite. Il video della prima, "E ritorno da te", girato da Gabriele Muccino, andrà in onda dal 24 settembre in tutto il mondo (il 21 alle 20.50 anteprima esclusiva su Canale 5).

Oltre ai classici cantati ex novo (magnifico il nuovo arrangiamento di "La solitudine" con la London Symphony Orchestra), c'è "La mia risposta" cantata in spagnolo, c'è "One more time" che era la colonna sonora di "Le parole che non ti ho detto" con Kevin Costner, e c'è un duetto bilingue con il grande brasiliano Gilberto Gil su "Seamisai". «Erano anni che ci mandavamo a dire, attraverso le interviste, che avremmo voluto cantare assieme. Ci siamo visti a Milano e abbiamo tradotto la canzone. E' una persona calma, sicura, estremamente scrupolosa sul lavoro. Ha voluto che la traduzione fosse quasi letterale».

Perché, con tante canzoni in classifica in due continenti, non ha deciso prima di fare un'antologia? «Non mi sentivo pronta. L'idea mi è venuta quest'anno sul palco di Sanremo. Mi sono ricordata di "La solitudine", di quella Laura lì. E ho guardato quella di oggi. Mi sono detta: se sono già a Sanremo come superospite che cosa posso fare d'altro? Quella notte non sono riuscita a dormire. Poi ho deciso di fare un "best". Mi è anche servito come scusa per partire in tournée. Sono tre anni che non canto in Europa e cinque in America Latina. Mi manca tanto un contatto diretto con il mio pubblico. In ottobre farò concerti in America e in gennaio in Europa». Nel "best" italiano ha voluto una canzone in spagnolo, una in portoghese e una in inglese (con accento perfetto). Perché? «Lo spagnolo è la seconda lingua della mia musica; il portoghese è la lingua della musica brasiliana, una delle mie preferite. L'inglese è necessario: in marzo uscirà il mio primo disco per il mercato nordamericano».

Si dice che abbia avuto a disposizione i grandi produttori del momento, da Patrick Leonard (Madonna, Elton John) a Narada Michael Walden (Houston, Carey), da Sturken e Rogers (Anastacia) a K.C.Porter (Santana, Ricky Martin); si dice che abbia rifiutato canzoni composte per lei da miti della musica americana. E' vero? «Del disco in inglese vorrei non parlare. Non ha ancora un titolo, non è del tutto finito. Posso però dire che cantare in inglese mi ha insegnato a usare la voce in maniera diversa, e ha cambiato il mio viso, i movimenti del corpo. Tant'è che sono riuscita a dimagrire, mangio in un altro modo, faccio molta ginnastica. Ho ritrovato sicurezza, sono finalmente soddisfatta della mia immagine».

di LAURA PUTTI

© La repubblica

 

Big Laura vestita di nuovo

Sicura, elegante, più matura. La metamorfosi della cantante italiana più famosa all'estero

Piccole donne crescono. E anche molto in fretta, tanto per rispettare la straordinaria rapidità dei tempi che corrono. Ti di-strai appena un attimo, e tutto attorno a te è già cambiato: musiche, costumi, gusti, tendenze, punti di riferimento. E allora occorre essere tempestivi nelle mutazioni estetiche e fisiologiche, perché se perdi il treno poi non lo riacchiappi più. Guardate per esempio il caso di Laura Pausini, davvero emblematico da questo punto di vista. Aveva 19 anni non ancora compiuti quando calcò per la prima volta il palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo, sezione "Giovani" del Festival della canzone, il 25 febbraio del 1993, per cantare "La solitudine". Era una ragazzina alquanto goffa e impacciata, spaesata come accade a tutti gli esordienti e anche un po' sovrappeso. Però la canzone era bella, la voce pure, e tanto bastò per fare di lei l'attrazione della manifestazione.

Guardatela invece ora, ad appena otto anni di distanza. Cantare, continua a cantare bene. Anzi, sempre meglio. Basta ascoltare gli attestati di stima che le sono piovuti addosso, quello di Luciano Pavarotti in testa, e far la conta degli album venduti in giro per il mondo: 16 milioni tondi tondi, escludendo il "Best of" appena uscito per i tipi della East West, per fare un bilancio: Big Laura è la cantante italiana più famosa del globo. Ma è l'immagine l'autentica "marcia in più" che la Pausini di fine millennio può vantare nei confronti della sua incarnazione precedente Laura, ora, è una giovane donna spigliata e sicura di sé, che cura le apparenze nei minimi particolari e veste soltanto abiti griffati Armani, come recitano le note che accompagnano i bozzetti dei suoi vestiti. In più parla fluentemente lo spagnolo, «la seconda lingua delle mie canzoni», e studia accanitamente l'inglese. Un po' perché, dopo aver conquistato l'America del sud, ora vuole sfondare anche sul mercato del nord: dove l'uscita del suo "Best of" in lingua è già programmata per il prossimo mese di marzo, e dopo arriveranno anche Cina e Giappone. E un po' perché, come ha dichiarato lei stessa, «cantare in inglese mi ha insegnato a usare la voce in maniera diversa, e ha anche cambiato il mio viso, i movimenti del mio corpo: infatti sono dimagrita di ben 12 chili!».

Non sorprende dunque che questa Pausini vestita di nuovo abbia voluto per la regia del videoclip di "E ritorno da te", un grande del cinema italiano contemporaneo: Gabriele Muccino. Che non è soltanto il suo regista prediletto, ma anche un uomo che lei sente particolarmente affine nel modo di trattare i sentimenti: «È romantico senza essere mieloso, vive le sue emozioni in maniera semplice e diretta. E in più è riuscito a far recitare anche me. Solo per questo meriterebbe un encomio solenne». Almeno pari a quello che lei ha ricevuto lo scorso 2 dicembre, al FilaForum di Milano, per il concerto di chiusura del suo lunghissimo tour: 15 mila persone entusiaste, capaci di cantare all'unisono la quasi totalità del canzoniere pausiniano. Uno spettacolo impressionante per passione e partecipazione, insomma, ripreso integralmente dalle telecamere di Canale 5: che lo manderà in onda domenica 16 dicembre, alle 9 precise di sera.

di Roberto Gatti

© EspresspOnLine

 

Laura Pausini nell’hit parade Usa

New York - Laura Pausini da record negli Stati Uniti. La 26enne cantante di Solarolo, Ravenna, lanciata da brani come La solitudine e Strani amori, in questi giorni è diventata la prima cantante italiana a piazzare due pezzi nei primi 50 brani della classifica discografica ufficiale statunitense, quella della rivista Billboard. La Pausini è 25esima con Entre te y my mares, traduzione di Tra te e il mare, scritta da Biagio Antonacci e titolo del suo ultimo album che ha venduto già due milioni di copie nel mondo, e 36esima con Quiero decirte que te amo, traduzione di Volevo dirti che ti amo.

 

© Il Messagero

 

La musica unisce

Se la ride Laura Pausini (27 anni) delle voci che la vogliono in eterna crisi con il fidanzato Alfredo Cerruti jr (31). Fra Laura e Alfredo, che dividono cuore e casa, le cose filano lisce sulle ali della musica. Lui, infatti, di mestiere fa il discografico, lei attualmente è in giro con un lungo tour seguito al lancio di The best of Laura Pausini E ritorno da te, un greatest hit con il meglio dei successi di Laura e due inediti per la delizia dei fan.

 

© Novella 2000

 

Trasloca lo show da 35 milioni di dollari con Ricky Martin e la Pausini

Los Angeles - Sempre più spesso la lingua madre della musica pop internazionale non è più l’inglese, e Miami, con i suoi 3 milioni di residenti cubani, sembrava ormai la città ideale per diventare capitale internazionale dei nuovi suoni che parlano latino: invece, la sindrome di Fidel Castro ci ha messo lo zampino, e ne è nato un caso politico che nel ricordo della saga del piccolo Elian fa ora perdere un sacco di introiti e commesse alla Capitale della Florida. La festa dei Latin Grammy, prevista per stasera, è stata infatti ritrasferita a velocità record da Miami Beach alla più cosmopolita e meno trinariciuta Los Angeles, per la quale pecunia non olet e un affare è un affare anche se di mezzo ci sono musicisti che risiedono all’Havana.

E’ stato proprio l’invito ai musicisti cubani non trasfughi a costringere al trasloco questa festa con un indotto da 35 milioni di dollari, che calamiterà stasera a Los Angeles tutto il meglio della comunità di radici latine, dai brasiliani agli spagnoli, da Christina Aguilera a Ricky Martin fino alla nostra Laura Pausini (che per il disco «Fra te e il mare» s’è portata a casa anche lei quattro nominations). Dopo il fenomeno «Buena Vista Social Club», la Festa degli Oscar della musica latina non può più fare a meno della presenza di musicisti cubani come Omara Portuondo o Ibrahim Ferree, che in patria hanno deciso di continuare a vivere, senza scapparsene a Miami; a Cuba, un’accorta politica di moderata apertura nei confronti dei già odiati yankees ha aperto il flusso almeno artistico dall’Havana verso gli Stati Uniti, ma nella comunità di Miami dove la Latin Recording Academy aveva finalmente insediato la sua festa in pompa magna, di questi signori sono in molti a non voler sapere. C’erano stati nei mesi scorsi episodi di intolleranza verso musicisti cubani: in un club di Ocean Drive, furono lanciate bottiglie e pietre contro Los Van Van.

Potevano ora gli organizzatori rischiare la sicurezza di diecimila persone fra artisti, giornalisti e addetti ai lavori attesi da tutto il mondo per celebrare la loro musica finalmente sovrana? I segnali di ostilità della comunità cubana sono stati così massicci che in un baleno la carovana s’è spostata a Los Angeles, con grave scorno degli albergatori del Deco District e non solo, privati di migliaia di prenotazioni, e preoccupati che la città cada sempre più preda di bande di rappers molto poco politically correct (però non sgraditi alla comunità cubana). Da Cuba, intanto, i tg lanciano warning: risolvete i problemi della mafia cubano/americana, e la pace potrà cominciare fra l’isola e il lungo dito d’America chiamato Florida.

© La stampa

 
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